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Mese: Marzo 2019

Ud. 26.2.2019 – P.U. – Pubbl. 25/03/2019 – Racc. Gen. SE Parz. 8312/2019 – Rel. Tria

Processo civile – giudizio di cassazione – omesso deposito di copia autentica della sentenza impugnata – deposito tempestivo di copia analogica notificata telematicamente ma priva di attestazione di conformità – conseguenze – improcedibilità del ricorso – anche in caso di mancato disconoscimento della conformità o di intervenuta asseverazione di conformità sino all’udienza – questione di massima di particolare importanza sollevata dalla Sesta-III Sezione civile con ordinanza interlocutoria n. 28844 del 2018 (RGN 21805 del 2017).

SU dichiarano il ricorso procedibile e rinviano alla Terza Sezione Civile per l’esame dei motivi del ricorso. Alla suddetta conclusione di procedibilità del ricorso si perviene, risolvendo la sollevata questione di massima di particolare importanza e le questioni con essa connesse con l’enunciazione ‒ in continuità con la sentenza delle stesse SU n. 22438 del 2018 ‒ dei seguenti principi di diritto: 1) il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall’ultima notifica, di copia analogica della decisione impugnata predisposta in originale telematico e notificata a mezzo PEC priva di attestazione di conformità del difensore ex art. 9, commi 1-bis e 1-ter, della legge n. 53 del 1994 oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non comporta l’applicazione della sanzione dell’improcedibilità ove l’unico controricorrente o uno dei controricorrenti (anche in caso di tardiva costituzione) depositi copia analogica della decisione stessa ritualmente autenticata ovvero non abbia disconosciuto la conformità della copia informale all’originale notificatogli ex art. 23, comma 2, del d.lgs. n. 82 del 2005. Invece, per evitare di incorrere nella dichiarazione di improcedibilità, il ricorrente ha l’onere di depositare l’asseverazione di conformità all’originale della copia analogica sino all’udienza di discussione o all’adunanza in camera di consiglio nell’ipotesi in cui l’unico destinatario della notificazione del ricorso rimanga soltanto intimato (oppure tali rimangano alcuni o anche uno solo tra i molteplici destinatari della notifica del ricorso) oppure comunque il/i controricorrente/i disconosca/no la conformità all’originale della copia analogica non autenticata della decisione tempestivamente depositata; 2) i medesimi principi si applicano all’ipotesi di tempestivo deposito della copia della relata della notificazione telematica della decisione impugnata ‒ e del corrispondente messaggio PEC con annesse ricevute ‒ senza attestazione di conformità del difensore ex art. 9, commi 1-bis e 1-ter, della legge n. 53 del 1994 oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa; 3) il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall’ultima notifica, di copia analogica della decisione impugnata redatta in formato elettronico e firmata digitalmente (e necessariamente inserita nel fascicolo informatico) senza attestazione di conformità del difensore ex art. 16-bis, comma 9-bis, d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non comporta l’applicazione della sanzione dell’improcedibilità ove l’unico controricorrente o uno dei controricorrenti (anche in caso di tardiva costituzione) depositi copia analogica della decisione stessa ritualmente autenticata ovvero non abbia disconosciuto la conformità della copia informale all’originale della decisione stessa. Mentre se alcune o tutte le controparti rimangono intimate o comunque depositino controricorso ma disconoscano la conformità all’originale della copia analogica non autenticata della decisione tempestivamente depositata il ricorrente, per evitare di incorrere nella dichiarazione di improcedibilità, ha l’onere di depositare l’asseverazione di conformità all’originale della copia analogica della decisione impugnata sino all’udienza di discussione o all’adunanza in camera di consiglio; 4) il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall’ultima notifica, di copia analogica della decisione impugnata sottoscritta con firma autografa ed inserita nel fascicolo informatico senza attestazione di conformità del difensore ex art. 9, commi 1-bis e 1-ter, della legge n. 53 del 1994 oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non comporta l’applicazione della sanzione dell’improcedibilità ove l’unico controricorrente o uno dei controricorrenti (anche in caso di tardiva costituzione) depositi copia analogica della decisione stessa ritualmente autenticata ovvero non abbia disconosciuto la conformità della copia informale all’originale della decisione stessa. Mentre se alcune o tutte le controparti rimangono intimate o comunque depositino controricorso ma disconoscano la conformità all’originale della copia analogica non autenticata della decisione tempestivamente depositata il ricorrente, per evitare di incorrere nella dichiarazione di improcedibilità, ha l’onere di depositare l’asseverazione di conformità all’originale della copia analogica della decisione impugnata sino all’udienza di discussione o all’adunanza in camera di consiglio; 5) la comunicazione a mezzo PEC a cura della cancelleria del testo integrale della decisione (e non del solo avviso del relativo deposito), consente di verificare d’ufficio la tempestività dell’impugnazione, mentre per quanto riguarda l’autenticità del provvedimento si possono applicare i suindicati principi, sempre che ci si trovi in “ambiente digitale”.

Calcolo del danno differenziale – Modifiche dell’art. 10 del d.P.R. n. 1124 del 1965 introdotte dalla legge di bilancio n. 145 del 2018 – Retroattività – Esclusione.

Le modifiche dell’art. 10 del d.P.R. n. 1124 del 1965, introdotte dall’art. 1, comma 1126, della l. n. 145 del 2018, – di natura innovativa e non meramente interpretativa – non si applicano agli infortuni sul lavoro verificatisi ed alle malattie professionali denunciate prime del 1° gennaio 2019. 

(Sez. L sentenza n. 8580 del 27 marzo 2019, Pres. V. Di Cerbo, Rel. C.  Ponterio)

Ordini forensi: salva la proroga

Prendendo atto della mancata conversione del d.l. n. 2/2019, recante «Misure urgenti e indifferibili per il rinnovo dei consigli degli ordini circondariali forensi», il Ministero della Giustizia ha precisato che le norme ivi previste sono state abrogate dall’art. 1, comma 3, l. n. 12/2019 di conversione, con modificazioni, del d.l. n. 135/2018, c.d. d.l. semplificazioni.

Il decreto legge era stato approvato dal Governo, a seguito della sentenza delle Sezioni Unite n. 32781/18 che nell’interpretare la l. n. 113/2017, avevano ribadito l’ineleggibilità degli avvocati che hanno già svolto due mandati consecutivi.

Con il comunicato del Ministero viene chiarito che, «ai sensi del medesimo art. 1, comma 3, legge 11 febbraio 2019, n. 12, restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto-legge n. 2 del 2019».

LOCAZIONE. Clausola obbligante il conduttore a farsi carico di ogni tassa, imposta ed onere relativi ai beni locati – Validità – Condizioni.

Le Sez. U., su questione  di massima di particolare importanza, hanno affermato che la clausola del contratto di locazione che attribuisca al conduttore l’obbligo di farsi carico di ogni tassa, imposta ed onere relativi ai beni locati ed al contratto, tenendone conseguentemente manlevato il locatore,  non è affetta da nullità per violazione di norme imperative, ne’ in particolare per violazione del precetto costituzionale dettato dall’art. 53 della Costituzione, qualora essa sia stata prevista dalle parti come componente integrante la misura del canone locativo e non implichi che il tributo debba essere pagato da un soggetto diverso dal contribuente, trattandosi in tal caso di pattuizione da ritenersi in via generale consentita in mancanza di una specifica diversa disposizione di legge

(S.U., sentenza n.  6882, dell’8 marzo 2019, Pres. V. Di Cerbo, Est. L. Scarano)

LINEE GUIDA NELLA REDAZIONE DEGLI ATTI IN MATERIA DI FAMIGLIA IN MANIERA CHIARA E SINTETICA

La Corte d’Appello di Milano, il Tribunale di Milano, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano e l’Osservatorio della Giustizia civile di Milano hanno approvato le Linee guida nella redazione degli atti in materia di diritto di famiglia in maniera chiara e sintetica, che saranno presentate al pubblico oggi giovedì 14 marzo alle ore 14:30 presso il Salone Valente di Via Freguglia – Milano (si vedano gli allegati).

Testo delle linee guida

Locandina dell’evento di presentazione 14.03.2019

Articolo de Il Sole24Ore sull’evento di presentazione
12.03.2019

L’obiettivo delle Linee guida è di mettere al centro la tutela dei diritti fondamentali delle persone, sia dei gili minori e dei figli maggiorenni non economicamente indipendenti, sia delle parto, in particolare della parte più debole, che si realizza anche attraverso l’offerta di informazioni chiare e complete sulla vicenda familiare, sulle condizioni personali ed economiche delle parti, oltre che sulle esigenze dei figli coinvolti.

A tal fine, sono stati predisposti i seguenti modelli:
 

Prospective overruling – Applicabilità – Consolidata giurisprudenza di legittimità – Necessità – Indirizzi della giurisprudenza di merito – Invocabilità – Esclusione Prospective overruling – Nuovo indirizzo giurisprudenziale ampliativo di facoltà e poteri processuali – Invocabilità – Esclusione

Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Febbraio 2019, n. 4135. Est. Lamorgese.

Il rimedio dell’overruling è riconoscibile solo in presenza di stabili approdi interpretativi del giudice di legittimità, eventualmente a Sezioni Unite, se connotati dai “caratteri della costanza e ripetizione”, mentre non può essere invocato sulla base di alcune pronunce della giurisprudenza di merito, le quali non sono idonee ad integrare un “diritto vivente” (Corte cost. n. 78 del 2012).

L’istituto del “prospective overruling” è utilmente invocabile dalla parte che abbia tenuto una condotta processuale ossequiosa delle forme e dei termini previsti dalla legge processuale, come interpretata dall’indirizzo interpretativo del giudice di legittimità dominante al momento del compimento dell’atto, al fine di evitare le conseguenze processuali negative (decadenze, inammissibilità, improponibilità) cui sarebbe esposta se dovesse soggiacere al sopravvenuto e imprevedibile indirizzo interpretativo di legittimità, mentre non è invocabile nell’ipotesi in cui il nuovo orientamento di legittimità sia ampliativo di facoltà e poteri processuali che la parte non abbia esercitato per un’erronea interpretazione delle norme processuali in senso autolimitativo, non indotta dalla giurisprudenza di legittimità.

IMPUGNAZIONI CIVILI. Notificazione della sentenza – Decorrenza del termine breve per il notificante – Momento rilevante – Dalla data di esecuzione della notifica nei confronti del destinatario.

Le Sez. U., a risoluzione di contrasto, hanno affermato che, nell’ipotesi di notificazione della sentenza ai sensi dell’art. 326 c.p.c., il termine breve di impugnazione di cui al precedente art. 325 decorre, anche per il notificante, dalla data in cui la notifica viene eseguita nei confronti del destinatario, in quanto gli effetti del procedimento notificatorio, quale la decorrenza del termine predetto, vanno unitariamente ricollegati al suo perfezionamento e, proprio perché interni al rapporto processuale, sono necessariamente comuni ai soggetti che ne sono parti.

(S.U., sentenza n.  6278, del 4 marzo 2019, Pres. G. Mammone, Est. L.G. Lombardo)