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Categoria: Avvocati

Nuovi parametri forensi

Sono operativi da oggi i nuovi parametri sui compensi degli avvocati che assistono le parti in mediazione e negoziazione assistita. Con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale di ieri (n. 96) del Decreto n.37/2018, vengono introdotte le tabelle che dettano i compensi per l’assistenza legale nelle due procedure negoziali, in base al valore della controversia e distinte per fasi: attivazione, negoziazione e conciliazione.

Di seguito il link per consultare il testo del decreto e la relativa tabella: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/04/26/18G00062/SG

 

L’avvocato va pagato indipendentemente dalla liquidazione delle spese effettuata dal Giudice

L’obbligo del cliente di corrispondere all’avvocato gli onorari per l’assistenza legale ricevuta prescinde dalla statuizione del giudice sulle spese giudiziali. Infatti, come ricordato dalla Corte di cassazione con l’ordinanza numero 5224/2018 (qui sotto allegata), “la liquidazione degli onorari che l’avvocato pretende dal proprio cliente … è indipendente e svincolata dalla statuizione che condanna la parte soccombente al pagamento delle spese e degli onorari di causa”.

Ordinanza Cass. n. 5224/2018

Controversie ex art. 28 l. n. 794 del 1942 e 14 del d.lgs. n. 150 del 2011 – Riti applicabili e competenza.

Le Sez. U su questioni di massima di particolare importanza, concernenti i crediti per spese giudiziali dell’avvocato, hanno affermato che:
è esclusa la possibilità di introdurre l’azione sia con il rito di cognizione ordinaria e sia con quello del procedimento sommario ordinario codicistico, di cui agli artt. 702 bis e segg. c.p.c.;
la controversia di cui all’art. 28 della l. n. 794 del 1942, sia se introdotta ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c., sia in via monitoria, ha ad oggetto la domanda di condanna del cliente al pagamento delle spettanze giudiziali dell’avvocato, tanto se prima della lite vi sia una contestazione sull’an debeatur quanto se non vi sia;
una volta introdotta, essa resta soggetta al rito di cui all’art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, anche quando il cliente sollevi contestazioni riguardo all’an;
soltanto qualora il convenuto svolga una difesa che si articoli in via riconvenzionale o di compensazione o di accertamento pregiudiziale, l’introduzione di una domanda ulteriore e la sua esorbitanza dal rito di cui all’art. 14 comporta − sempre che non si ponga anche un problema di connessione ai sensi degli artt. 34, 35 e 36 c.p.c., e, se è stata adita la corte di appello, il problema della soggezione della domanda del cliente alla competenza di un giudice di primo grado, che ne impone la rimessione ad esso − che si debba dar corso alla trattazione di detta domanda con il rito sommario.

(Sez. U civili, sentenza n. 4485 del 23 febbraio 2018 Pres. G. Canzio, Est. R. Frasca)