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Categoria: Diritto tributario

Litisconsorzio nelle opposizioni a cartella esattoriale

Con la sentenza n. 10669/2019, la Corte di Cassazione ha ribadito il principio secondo il quale il contribuente può agire indifferentemente nei confronti dell’ente impositore o dell’agente della riscossione, senza che sia configurabile alcun litisconsorzio necessario, essendo rimessa all’agente della riscossione la facoltà di chiamare in giudizio l’ente impositore.

Se la legittimazione passiva spetta all’ente creditore, il concessionario ha l’onere di chiamare in giudizio il suddetto ente, se non vuole rispondere all’esito della lite, non essendo il giudice tenuto a disporre d’ufficio l’integrazione del contraddittorio, in quanto non è configurabile nella specie un litisconsorzio necessario.

La legge prevede che l’esattore ha una generale legittimazione passiva nelle controversie avente ad oggetto la riscossione delle somme di cui è incaricato, ai sensi dell’art. 29 del decreto legislativo n. 112 del 1999 secondo la quale prevede che « Il concessionario, nelle liti promosse contro di lui che non riguardano esclusivamente la regolarità o la validità degli atti esecutivi, deve chiamare in causa l’ente creditore interessato; in mancanza, risponde delle conseguenze della lite.»

TRIBUTI. Ritenuta d’acconto – Omesso versamento – Solidarietà del sostituito con il sostituto nei confronti del Fisco – Sussistenza – Esclusione – Fondamento.

Le Sez. U., a risoluzione di contrasto, pronunciando ai sensi dell’art. 363, comma 3, c.p.c., hanno affermato che nel caso in cui il sostituto ometta di versare le somme, per le quali ha però operato le ritenute d’acconto, il sostituito non è tenuto in solido in sede di riscossione, atteso che la responsabilità solidale prevista dall’art. 35 del d.P.R. n. 602 del 1973 è espressamente condizionata alla circostanza che non siano state effettuate le ritenute.  

 (S.U., sentenza n. 10378, del 12 aprile 2019, Pres. P. Curzio, Est. L. Bruschetta)

Corte Costituzionale – sentenza n. 114 del 31 maggio 2018 – Diritto tributario

L’art. 57, co. 1, lettera a) D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, come sostituito dall’art. 16, d. lgs. 26 febbraio 1999, n. 46 è costituzionalmente illegittimo (in quanto in contrasto con il diritto alla tutela giurisdizionale riconosciuto, in generale, dall’art. 24 della Costituzione e, nei confronti della pubblica amministrazione, dall’art. 113 della Costituzione) nella parte in cui non prevede che, nelle controversie relative agli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all’avviso di cui all’art. 50, D.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 615 c.p.c.