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Diffida ad adempiere – termine per l’adempimento

Diffida ad adempiere – termine per l’adempimento

Cass. Sez. Sentenza N8943 DEL 14/05/2020 Presidente: GENOVESE FRANCESCO ANTONIO.  Estensore: MASSIMO FALABELLA.  Relatore: MASSIMO FALABELLA.  P.M. CAPASSO LUCIO (Diff.)

In tema di diffida ad adempiere, la fissazione al debitore di un termine per l’adempimento inferiore ai quindici giorni trova fondamento solo in presenza delle condizioni di cui all’art. 1454, comma 2, c.c., ovvero allorché ricorra una specifica previsione derogatoria o quando il termine abbreviato sia congruo rispetto alla natura del contratto o agli usi. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione impugnata che aveva ritenuto congruo il termine ridotto assegnato avuto riguardo al fatto che sulla base di una precedente missiva il debitore era già inadempiente e non aveva contestato il termine assegnatogli).

Spese giudiziali civili – Cass. SS.UU. 4315/2019

SPESE GIUDIZIALI CIVILI. 

Gratuito patrocinio – Revoca dell’ammissione – Giudizio di cassazione – Giudice competente – Individuazione. 

Le Sezioni unite civili, risolvendo un contrasto, hanno affermato che, in tema di patrocinio a spese dello Stato nei giudici civili, la competenza a provvedere sulla revoca del provvedimento di ammissione al detto patrocinio spetta, per il giudizio di cassazione, al giudice del rinvio ovvero – nel caso di mancato rinvio – al giudice che ha pronunciato il provvedimento impugnato; quest’ultimo, ricevuta copia della sentenza della Corte di cassazione ai sensi dell’art. 388 c.p.c., è tenuto a valutare la sussistenza delle condizioni previste dall’art. 136 T.S.G.U. per la revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato cui una delle parti sia stata ammessa. 

 (Sez. Un. civ., sentenza n. 4315  del 20 febbraio 2020, Pres. S. Petitti, Rel. L.G. Lombardo)

SPESE GIUDIZIALI CIVILI. 

 Ulteriore importo a titolo di contributo unificato – Natura di obbligazione tributaria “ex lege” – Questione in ordine alla sua debenza – Giurisdizione del giudice tributario – Sussisstenza 

L’ulteriore importo di contributo unificato che la parte impugnante è obbligata a versare, allorquando ricorrano i presupposti di cui all’art. 13, comma 1-quater T.U.S.G. ha natura di debito tributario; pertanto, la questione circa la sua debenza è estranea alla cognizione della giurisdizione civile ordinaria, spettando invece alla giurisdizione del giudice ordinario.

 (Sez. Un. civ., sentenza n. 4315  del 20 febbraio 2020, Pres. S. Petitti, Rel. L.G. Lombardo)

SPESE GIUDIZIALI CIVILI. 

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato – Debenza – Presupposti – Attestazione del giudice dell’impugnazione – Contenuto.

La debenza di ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stesa impugnazione è normativamente condizionata a “due presupposti”, il primo dei quali – di natura processuale – è costituito dall’avere il giudice adottato una pronuncia di integrale rigetto o di inammissibilità o di improcedibilità dell’impugnazione, mentre il secondo – appartenente al diritto sostanziale tributario – consiste nella sussistenza dell’obbligo della parte che ha proposto impugnazione di versare il contributo unificato iniziale con riguardo al momento della iscrizione della causa al ruolo. L’attestazione del giudice dell’impugnazione ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, secondo periodo T.U.S.G., riguarda solo la sussistenza del primo presupposto, mentre spetta all’amministrazione giudiziaria accertare la sussistenza del secondo.

 (Sez. Un. civ., sentenza n. 4315  del 20 febbraio 2020, Pres. S. Petitti, Rel. L.G. Lombardo)

SPESE GIUDIZIALI CIVILI. 

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato – Obbligo del giudice di dare atto della non-sussistenza dei presupposti – Esclusione.

Il giudice dell’impugnazione non è tenuto a dare atto della non-sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato quando il tipo di pronuncia non è inquadrabile nei tipi previsti dalla norma (pronuncia di integrale rigetto o di inammissibilità o di improcedibilità dell’impugnazione), dovendo invece rendere l’attestazione di cui all’art. 13, comma 1 quater, T.U.S.G. solo quando tali presupposti sussistono.

 (Sez. Un. civ., sentenza n. 4315  del 20 febbraio 2020, Pres. S. Petitti, Rel. L.G. Lombardo)

SPESE GIUDIZIALI CIVILI. 

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato – Attestazione del giudice dell’impugnazione di sussistenza dei presupposti processuali condizionata alla sussistenza dell’obbligo di versare il contributo unificato iniziale – Ammissibilità.

Poiché l’obbligo di versare un importo “ulteriore” del contributo unificato è normativamente dipendente – ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del T.U.S.G. – dalla sussistenza dell’obbligo della parte impugnante di versare il contributo unificato iniziale, ben può il giudice dell’impugnazione attestare la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento del doppio contributo, condizionandone l’effettiva debenza alla sussistenza dell’obbligo di versare il contributo unificato iniziale.

 (Sez. Un. civ., sentenza n. 4315  del 20 febbraio 2020, Pres. S. Petitti, Rel. L.G. Lombardo)

SPESE GIUDIZIALI CIVILI. 

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato – Contributo unificato iniziale non dovuto per causa suscettibile di venire meno – Attestazione del giudice dell’impugnazione di sussistenza dei presupposti processuali –  Necessità. 

Il giudice dell’impugnazione, una volta che pronunci l’integrale rigetto o l’inammissibilità o l’improcedibilità dell’impugnazione deve dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo del contributo unificato anche nel caso in cui quest’ultimo non sia stato inizialmente versato per una causa suscettibile di venir meno (come nel caso di ammissione della parte al patrocinio a spese dello Stato), mentre può esimersi dalla suddetta attestazione quando la debenza del contributo unificato iniziale sia esclusa dalla legge in modo assoluto e definitivo.

 (Sez. Un. civ., sentenza n. 4315  del 20 febbraio 2020, Pres. S. Petitti, Rel. L.G. Lombardo)

AVVOCATO E PROCURATORE.

Controversie per la liquidazione dei compensi dell’avvocato nei confronti del proprio cliente – Attività svolta in più gradi dello stesso processo – Giudice competente – Giudice che per ultimo ha conosciuto della controversia.

Le Sezioni unite civili, decidendo su questione di massima di particolare importanza, in tema di liquidazione dei compensi dell’avvocato, hanno affermato il seguente principio di diritto: “nel caso in cui un avvocato abbia scelto di agire ex art. 28 della l. n. 794 del 1942, come modificato dall’art. 34, comma 16, lett. a), del d.lgs n. 150 del 2011, nei confronti del proprio cliente, proponendo l’azione prevista dall’art. 14 del medesimo d.lgs. n. 150 del 2011 e chiedendo la condanna del cliente al pagamento dei compensi per l’opera prestata in più fasi o gradi del giudizio, la competenza è dell’ufficio giudiziario di merito che ha deciso per ultimo la causa. 

 (Sez. Un. civ., sentenza n. 4247 del 19 febbraio 2020, Pres. P. Curzio, Rel. L. Tria)

Cassazione SS.UU. n. 3561/2020 – Giurisdizione nelle controversie per compensazione pecuniaria per il ritardo nel trasporto aereo

Ringraziamo il collega avv. Antonio De Falco per averci autorizzato alla pubblicazione integrale del testo della sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione a SS.UU. n. 3561/2020 la quale decidendo in ordine al regolamento di giurisdizione proposto dallo stesso ha disposto che: “Ai fini della individuazione del giudice avente giurisdizione a conoscere della controversia avente ad oggetto la compensazione pecuniaria per il ritardo nello svolgimento delle operazioni di trasporto aereo subito da acquirenti domiciliati in Italia, anche se il contratto concluso con la compagnia aerea contenga una clausola di proroga della giurisdizione, si applicano i criteri di collegamento indicati dall’art. 33 della Convenzione di Montreal”.

Assegno divorzile – Revisione – Giustificati motivi sopravvenuti ex art. 9, comma 1, legge n. 898 del 1970 – Accertamento di fatto – Necessità – Mutamento giurisprudenziale – Irrilevanza ex se – Fondamento.

La Prima Sezione civile, decidendo sulla domanda di revisione dell’assegno divorzile determinato anteriormente all’evoluzione giurisprudenziale recata da Sez. 1, 10 maggio 2017, n. 11504 e Sez. U, 11 luglio 2018, n. 18287 in ordine alla sua natura e funzione, ha affermato che tale mutamento dell’orientamento della S.C. non integra, ex se, i giustificati motivi sopravvenuti richiesti dall’art. 9, comma 1, della legge 1 dicembre 1970, n. 898 per la revisione dell’assegno, atteso che – in forza della formazione rebus sic stantibus del giudicato sulle statuizioni cd. determinative e del carattere meramente ricognitivo dell’esistenza e del contenuto della regula iuris proprio della funzione nomofilattica, che non soggiace al principio di irretroattività – il mutamento sopravvenuto delle condizioni patrimoniali degli ex coniugi attiene agli elementi di fatto e deve essere accertato dal giudice ai fini del giudizio di revisione, da rendersi, poi, al lume del diritto vivente.

(Prima Sezione civile, sentenza n. 1119 del 20 gennaio 2020, Pres. M.C. Giancola, est. M.G.C. Sambito)

PCT Enterprise

PCT Enterprise è il nuovo software di proprietà degli Ordini Lombardi messo a disposizione di tutti gli iscritti gratuitamente. Ho fatto da beta tester del software in questi ultimi mesi in qualità di membro della commissione informatica dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo. Il programma lavora interamente in cloud e può essere utilizzato da qualsiasi postazione senza necessità di installazione (ad eccezione del software necessario per la firma digitale). Sicuramente nei prossimi mesi verranno implementate altre funzionalità ma, per il momento, il software assolve a tutte le necessità principali quali la consultazione dei fascicoli e dei biglietti di cancelleria; i depositi e le notifiche a mezzo PEC. Per i pagamenti telematici si deve utilizzare il portale del Ministero ed importare la ricevuta di pagamento nel fascicolo al momento del deposito. In futuro sarà possibile sincronizzare gli eventi con i propri calendari in locale.

Per il momento sono disponibili queste brevi guide:
1. Manuale operativo per eseguire la registrazione su PCT Enterprise
2. Manuale operativo per eseguire la procedura di accesso e configurazione iniziale
3. Manuale operativo per eseguire le notifiche in proprio a mezzo PEC ex L. 53/94
4. Manuale operativo per sincronizzare i propri fascicoli con i registri informatici di cancelleria
5. Manuale operativo per effettuare un deposito telematico

Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità per difetto di forma scritta – Deducibilità da parte del solo investitore – Conseguenze – Operatività in suo favore degli effetti sostanziali e processuali – Eccezione di buona fede dall’intermediario – Ammissibilità – Condizioni.

Le Sezioni unite civili, decidendo su questione di massima di particolare importanza, hanno enunciato il seguente principio di diritto: «La nullità per difetto di forma scritta, contenuta nell’art. 23, comma 3, del d.lgs. n. 58 del 1998, può essere fatta valere esclusivamente dall’investitore, con la conseguenza che gli effetti processuali e sostanziali dell’accertamento operano soltanto a suo vantaggio. L’intermediario, tuttavia, ove la domanda sia diretta a colpire soltanto alcuni ordini di acquisto, può opporre l’eccezione di buona fede, se la selezione della nullità determini un ingiustificato sacrificio economico a suo danno, alla luce della complessiva esecuzione degli ordini, conseguiti alla conclusione del contratto quadro».

(Sez. Un. civ., sentenza n. 28314 del 4 novembre 2019, Pres. G. Mammone, Rel. M. Acierno)

Webinar: il tasso nei contratti di locazione finanziaria

Webinar: la consegna dei documenti bancari

Corte di giustizia, 1 ottobre 2019, C-673/17, Bundesverband der Verbraucherzentralen und Verbraucherverbände – Verbraucherzentrale Bundesverband eV c. Planet49 GmbH

L’articolo 2, lettera f), e l’articolo 5, paragrafo 3, della direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche), come modificata dalla direttiva 2009/136/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, letti in combinato disposto con l’articolo 2, lettera h), della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, e altresì con l’articolo 4, punto 11, e l’articolo 6, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46 (regolamento generale sulla protezione dei dati), devono essere interpretati nel senso che il consenso di cui a tali disposizioni non è validamente espresso quando l’archiviazione di informazioni o l’accesso a informazioni già archiviate nell’apparecchiatura terminale dell’utente di un sito Internet attraverso cookie sono autorizzati mediante una casella di spunta preselezionata che l’utente deve deselezionare al fine di negare il proprio consenso.

L’articolo 2, lettera f), e l’articolo 5, paragrafo 3, della direttiva 2002/58, come modificata dalla direttiva 2009/136, letti in combinato disposto con l’articolo 2, lettera h), della direttiva 95/46, nonché con l’articolo 4, punto 11, e l’articolo 6, paragrafo 1, lettera a), del regolamento 2016/679, non devono essere interpretati in modo diverso a seconda che le informazioni archiviate o consultate nell’apparecchiatura terminale dell’utente di un sito Internet costituiscano o meno dati personali, ai sensi della direttiva 95/46 e del regolamento 2016/679.

L’articolo 5, paragrafo 3, della direttiva 2002/58, come modificata dalla direttiva 2009/136, deve essere interpretato nel senso che il periodo di attività dei cookie, nonché la possibilità o meno per i terzi di avere accesso a tali cookie rientrano tra le informazioni che il fornitore di servizi deve comunicare all’utente di un sito Internet.