Diritto digitale 2026: biometria sotto stretta e “regole del gioco” per i contenuti online

Due segnali forti: stop alla biometria centralizzata e via libera UE al sistema italiano sull’equo compenso agli editori

Negli ultimi mesi alcune novità, riprese dai principali siti giuridici e dalle fonti istituzionali, stanno ridisegnando i confini tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti. Due temi, in particolare, meritano attenzione perché toccano da vicino la vita quotidiana (viaggi, servizi digitali, piattaforme) e l’attività delle imprese: l’uso di sistemi biometrici e la remunerazione dei contenuti giornalistici online.

L’elemento comune è chiaro: quando la tecnologia aumenta la capacità di “profilare”, identificare o influenzare le persone, il diritto tende a chiedere più garanzie, più trasparenza e più proporzionalità.

1) Biometria e riconoscimento facciale: perché il “FaceBoarding” fa scuola

Uno dei casi più discussi riguarda il riconoscimento facciale applicato ai controlli aeroportuali. Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto su un sistema di “FaceBoarding” adottato in ambito aeroportuale, ponendo l’attenzione su un punto decisivo: la gestione del dato biometrico.

Perché la biometria è un dato “sensibile” in senso sostanziale

Il dato biometrico (ad esempio il volto) non è una semplice informazione: è un identificatore stabile e difficilmente “revocabile”. Se una password viene compromessa, la si cambia; il volto no. Per questo il GDPR e la prassi delle Autorità richiedono una cautela particolare: basi giuridiche solide, minimizzazione, sicurezza elevata, tempi di conservazione coerenti, informativa chiara.

Il nodo critico: archiviazione centralizzata e rischio sistemico

Dalle informazioni pubbliche disponibili emerge che il punto di frizione, in casi come questo, è spesso la conservazione centralizzata dei modelli biometrici (template) e la conseguente esposizione a rischi: accessi indebiti, riutilizzi non previsti, ampliamenti di finalità nel tempo (“function creep”).
In sintesi: più il sistema è “potente” e più è necessario dimostrare che sia necessario e proporzionato rispetto allo scopo.

Impatto pratico per aziende e PA

Questa linea interpretativa non riguarda solo gli aeroporti. Può incidere su:

  • accessi con riconoscimento facciale in aziende, palestre, condomìni, eventi;
  • sistemi di verifica identità per servizi online;
  • progetti di sicurezza “smart” in ambito pubblico.

Per chi progetta o utilizza questi strumenti, la domanda da porsi è: posso ottenere lo stesso risultato con strumenti meno invasivi? Se la risposta è sì, la biometria diventa più difficile da giustificare.

2) Contenuti online e “equo compenso” agli editori: la Corte UE e il modello italiano

Un’altra novità rilevante arriva dal fronte europeo: la Corte di giustizia dell’Unione europea ha affrontato la compatibilità del sistema italiano che riconosce agli editori un diritto a un’equa remunerazione per l’uso online delle pubblicazioni giornalistiche da parte delle piattaforme.

Cosa significa in concreto

Il tema è delicato perché incrocia:

  • libertà d’impresa e modelli di business delle piattaforme;
  • tutela dell’informazione e sostenibilità economica dell’editoria;
  • regole di negoziazione e criteri di proporzionalità.

Il messaggio che arriva è che un sistema nazionale può essere compatibile con il diritto UE a condizione che rispetti determinati requisiti (tra cui proporzionalità e collegamento effettivo all’uso dei contenuti).

Perché interessa anche chi non è “editore”

Perché la catena del valore dei contenuti digitali coinvolge:

  • aziende che fanno marketing e comunicazione;
  • professionisti e studi che pubblicano e condividono contenuti;
  • piattaforme, aggregatori, servizi di rassegna e monitoraggio.

In prospettiva, questo filone spinge verso un ecosistema in cui l’uso dei contenuti (anche in forma di estratti, anteprime, snippet) viene regolato con maggiore attenzione, con possibili ricadute su contratti, licenze, policy interne e gestione dei rischi.

3) Un filo rosso: più regole dove aumenta l’impatto sui diritti

Queste due novità, lette insieme, indicano una direzione:

  • quando la tecnologia incide sull’identità delle persone (biometria), il diritto chiede massima cautela;
  • quando la tecnologia incide sul valore economico dell’informazione (contenuti online), il diritto cerca equilibri e compensazioni.

Per cittadini e imprese, la conseguenza è pratica: serve prevenzione. Informative, contratti, procedure, valutazioni d’impatto e governance non sono burocrazia fine a sé stessa: sono ciò che riduce contenziosi, sanzioni e blocchi operativi.

Come posso aiutarti (consulenza in presenza o online)

Se stai valutando l’adozione di sistemi di riconoscimento facciale/biometrico, oppure se la tua attività è coinvolta nella gestione e condivisione di contenuti online (editoria, piattaforme, comunicazione digitale), è utile un’analisi preventiva: cosa è lecito fare, con quali cautele e con quali documenti.

Puoi prenotare una consulenza in presenza a Bergamo oppure online.
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